Modena e Vignola, capitali del volley: una storia di scudetti, passione e persone
Al Rotary Club Vignola un viaggio nella storia della pallavolo modenese attraverso i ricordi di Mara Raimondi, Livio Selmi e dell’ex campionessa Loredana Lugli. Dalle prime partite del dopoguerra agli scudetti della Minelli e dell’Audax, fino all’impresa della L.A. Muratori Vignola nel 1963 e alla rivoluzione del professionismo.
Ci sono sport che appartengono a una città. E poi ce ne sono alcuni che finiscono per entrare nel suo DNA.
È il caso della pallavolo per Modena e per il suo territorio. Una storia fatta di scudetti e grandi campioni, ma soprattutto di persone, società sportive, dirigenti, allenatori e giocatrici che nel secondo dopoguerra costruirono quasi dal nulla una delle tradizioni pallavolistiche più importanti d’Italia.
È questa la storia raccontata durante la conviviale del Rotary Club Vignola, presieduto da Alessandro Fibbia, dedicata al tema “Modena Capitale della Pallavolo”. Una serata che ha intrecciato la grande storia dello sport con quella, più intima e profondamente territoriale, di Vignola.
A guidare il pubblico in questo viaggio sono stati il giornalista Stefano Ferrari, nel ruolo di moderatore, gli autori Mara Raimondi, autrice del volume Volley Rosa, e Livio Selmi, autore delle ricerche dedicate alla storia della pallavolo maschile modenese, insieme a una testimone d’eccezione: Loredana Lugli, 93 anni, protagonista diretta di quella stagione pionieristica.
Il 1953, l’anno che cambia tutto
Per capire perché Modena possa essere considerata una vera capitale della pallavolo bisogna tornare agli anni immediatamente successivi alla guerra.
La Federazione Italiana Pallavolo nasce nel 1946 e proprio Modena, ottant’anni dopo, è stata scelta per celebrare questo anniversario. Ma è soprattutto il 1953 a rappresentare uno spartiacque nella storia sportiva della città.
Quell’anno arrivano contemporaneamente i primi scudetti modenesi: la Minelli Modena conquista il titolo nazionale maschile, mentre nel femminile è l’Audax Modena a salire sul tetto d’Italia.
Da quel momento prende forma una stagione irripetibile. Società come Villa d’Oro, Avia Pervia e Minelli costruiscono una straordinaria sequenza di successi, trasformando Modena in uno dei centri di riferimento della pallavolo italiana.
Ma dietro quei trofei c’è una realtà molto diversa da quella dello sport contemporaneo.
Non c’erano palazzetti moderni, staff tecnici composti da decine di professionisti, preparatori atletici, nutrizionisti o analisti video. C’erano campi improvvisati, società sostenute dal volontariato e persone che dedicavano allo sport il tempo che rimaneva dopo il lavoro o lo studio.
Era una pallavolo povera di mezzi, ma ricchissima di entusiasmo.
La Fossa Castellana e i primi campi
Una delle immagini più suggestive mostrate durante la serata racconta proprio questa dimensione.
A Vignola, i primi incontri si disputavano alla Fossa Castellana, nell’area della Rocca, uno spazio all’aperto che finì per rappresentare una sorta di prima palestra cittadina.
A Modena, invece, tra i luoghi della memoria viene ricordato il cortile dietro la chiesa di Sant’Agnese, dove si disputavano le partite ufficiali.
Sono luoghi che oggi possono apparire lontanissimi dalla pallavolo contemporanea, ma che raccontano perfettamente lo spirito con cui lo sport si diffuse nel dopoguerra: strutture semplici, poche risorse e una straordinaria capacità di aggregazione.
La pallavolo era innanzitutto una comunità.
Vignola entra nella storia
Ed è proprio qui che la storia di Modena incontra quella di Vignola.
Nel 1963 la L.A. Muratori Vignola conquista lo scudetto femminile, interrompendo il dominio delle grandi città e diventando il primo centro non capoluogo a conquistare il titolo nazionale.
Un risultato straordinario per una realtà del territorio e un episodio che, ancora oggi, rappresenta uno dei capitoli più importanti della storia sportiva vignolese.
Quella squadra non era soltanto una formazione vincente. Era il risultato di una rete di rapporti personali e sportivi che collegava Modena e Vignola.
E proprio questa rete è stata uno dei fili conduttori della serata.
Loredana Lugli, una protagonista della storia
A raccontarla in prima persona è stata Loredana Lugli, che ha riportato il pubblico dentro quella pallavolo con la forza dei ricordi di chi l’ha vissuta.
Lugli era stata protagonista dei primi successi dell’Audax e successivamente aveva seguito Danilo Fibbia, storico allenatore legato alla pallavolo modenese, e successivamente all’esperienza della L.A. Muratori Vignola.
Il suo racconto ha restituito soprattutto una pallavolo fatta di rapporti umani.
In un momento particolarmente significativo, Lugli ha ricordato come la società vignolese avesse garantito il tesseramento alle giocatrici permettendo loro di rispondere alle convocazioni della Nazionale, senza pretendere nulla in cambio.
Un gesto che le giocatrici seppero ripagare dando il massimo per la squadra.
È una storia che racconta un modo di intendere lo sport nel quale la riconoscenza, la fiducia e il senso di appartenenza avevano un peso almeno pari al risultato sul campo.
Quattro scudetti e una storia irripetibile
Loredana Lugli non è stata soltanto una protagonista in campo.
Dopo il primo scudetto del 1953, tra il 1956 e il 1959 ha conquistato altri quattro scudetti consecutivi con l’Audax Modena, assumendo anche il ruolo di allenatrice, per poi vincerne altri quattro negli anni ’70, quale allenatrice della FINI Modena. Una circostanza che rende ancora più particolare il suo percorso e che testimonia quanto, in quella pallavolo, i confini tra giocatrice, allenatrice e dirigente fossero molto più sfumati rispetto a oggi.
Nel corso della serata è emersa anche una delle grandi differenze tra quella generazione e la pallavolo contemporanea.
«Noi eravamo veramente delle dilettanti», ha ricordato Lugli, confrontando l’esperienza di allora con quella dello sport professionistico di oggi.
Gli allenamenti duravano circa due ore, generalmente dalle 18 alle 20, per due o tre volte alla settimana. La preparazione fisica veniva costruita all’interno del gruppo e non esistevano gli staff professionali che oggi accompagnano gli atleti di alto livello.
La pallavolo occupava una parte importante della vita, ma non era ancora una professione.
Dalla passione al professionismo
Il passaggio successivo avrebbe cambiato radicalmente tutto.
La crescita della Panini Modena rappresentò uno dei momenti decisivi nella trasformazione della pallavolo modenese, in particolare quella maschile. L’ingresso di una struttura organizzativa e finanziaria più vicina al modello professionistico consentì alla squadra di competere ai massimi livelli nazionali e internazionali.
È la trasformazione che porta dalla pallavolo vissuta prevalentemente come passione e volontariato a uno sport sempre più professionale, spettacolare e internazionale.
Un’evoluzione che ha moltiplicato le possibilità dello sport, ma che ha inevitabilmente cambiato anche il rapporto tra giocatori, società e pallavolo stessa.
Durante la serata, proprio questo confronto tra passato e presente ha generato una delle riflessioni più interessanti: non si tratta semplicemente di stabilire quale delle due pallavoli sia migliore, ma di riconoscere che si tratta di due mondi profondamente diversi.
La pallavolo di oggi richiede preparazione, strutture e professionalità impensabili negli anni Cinquanta e Sessanta. Quella di allora, invece, aveva nella dimensione comunitaria e nella passione una parte essenziale della propria identità.
Una storia di territorio
Ed è forse proprio questo il punto più importante emerso dalla serata del Rotary.
Raccontare la pallavolo modenese significa raccontare molto più di una sequenza di risultati sportivi.
Significa raccontare il dopoguerra, la voglia di ricominciare, l’associazionismo, il volontariato, il ruolo delle società sportive e la capacità di una comunità di costruire qualcosa insieme.
E significa raccontare anche il rapporto tra Modena e Vignola, due realtà che in questa storia non sono separate, ma profondamente intrecciate.
Da una parte una città che ha costruito una tradizione sportiva diventata famosa in Italia e nel mondo. Dall’altra una realtà come Vignola che, con la L.A. Muratori, è riuscita a entrare nella storia nazionale conquistando uno scudetto in un’epoca in cui il dominio apparteneva quasi esclusivamente ai grandi centri urbani.
La serata ha così restituito al pubblico una memoria sportiva che rischierebbe altrimenti di rimanere affidata soltanto agli albi d’oro.
Perché dietro ogni scudetto ci sono persone.
E dietro la storia della pallavolo modenese ci sono generazioni di donne e uomini che, molto prima che esistessero il professionismo e i grandi palazzetti, hanno semplicemente deciso di mettere una rete tra due parti di un campo e cominciare a giocare.
Una storia di sport, dunque. Ma anche una storia di territorio, di comunità e di persone. Una storia che da Modena arriva a Vignola e che, ancora oggi, continua a parlare al presente.
