Dai comportamenti dei ragazzi sui social alle telefonate che ingannano gli anziani, la sicurezza passa anche dalla capacità di riconoscere ciò che accade nelle case e nelle famiglie. Alla serata del Rotary Club Vignola Castelfranco Emilia Bazzano, presieduta da Alessandro Fibbia, il Capitano Michele Ognissanti, Comandante della Compagnia Carabinieri di Sassuolo, ha intrecciato esperienze investigative ed impegno nella prevenzione. Oltre a diverse cariche rotariane, presenti anche il sindaco di Vignola, Angelo Pasini, Franca Massa, socia del Club e assessore al Comune di Vignola, e Alberico Dragoni, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Marano sul Panaro. Al centro, la distanza fra il significato attribuito a un gesto e le conseguenze che quel gesto può avere.

La sicurezza comincia dalle relazioni quotidiane

La sicurezza di una comunità riguarda anche ciò che passa attraverso uno schermo, una conversazione, una porta aperta con fiducia. Un ragazzo può cercare riconoscimento pubblicando una fotografia; un anziano può consegnare i propri risparmi credendo di aiutare un familiare. Sono situazioni diverse, ma entrambe chiedono agli adulti di capire linguaggi e meccanismi che non sempre conoscono. Il racconto di chi interviene quando qualcosa è già accaduto può così diventare uno strumento per riconoscere prima il pericolo.

A questi temi è stata dedicata la serata del Rotary di martedì 20 ottobre 2026, presentata e introdotta dal presidente Fibbia, con il Capitano Ognissanti come relatore. Il presidente aveva spiegato che il programma, inizialmente orientato soprattutto alle truffe contro gli anziani, avrebbe lasciato maggiore spazio alla devianza giovanile ed al fenomeno corrente come quello riguardante le agitazioni di alcune frange di giovani ragazzi. A suggerire il cambiamento erano stati i fatti degli ultimi giorni, richiamati poi attraverso immagini e servizi televisivi. Le truffe sono rimaste comunque una parte importante dell’intervento, nel quale il Comandante ha portato l’esperienza maturata sul territorio e negli incontri con cittadini e studenti.

Alla guida della Compagnia di Sassuolo dal settembre 2022, il Cap. Ognissanti ha descritto un’area articolata, fra Distretto Ceramico e Terre di Castelli. Un territorio con attività economiche e realtà sociali diverse, che nella sua esposizione è diventato il punto di osservazione da cui leggere anche fenomeni più ampi.

Quando il video diventa parte del gesto

Il primo passaggio ha riguardato la distanza fra l’andamento dei reati e la percezione prodotta dalle immagini. Richiamando la reportistica del servizio di analisi criminale del Ministero dell’Interno, Ognissanti ha descritto il calo durante il Covid, la successiva ripresa ed una nuova costante discesa, con riferimento ai report pubblicati rea maggio ed aprile 2024. Accanto ai dati, però, ha collocato la velocità con cui un episodio raggiunge un pubblico vastissimo. Anche una chat, pur diversa da un social aperto, può far circolare un filmato in pochi minuti e moltiplicarne l’effetto.

Gli ultimi e più recenti fatti agli allori della cronaca nazionale sono stati presentati come esempi di fenomeni di aggregazione facilitati dall’utilizzo delle connessioni esistenti sulla rete e sui social.

«Adesso si può vedere tutto», ha osservato il Capitano, confrontando l’emulazione di oggi con quella alimentata in passato dal racconto dei fatti di cronaca. I ragazzi possono guardare direttamente i protagonisti, i movimenti, le modalità di un gesto. Intanto, ha riferito, messaggi e annunci di nuove iniziative circolano fra genitori, insegnanti e dirigenti scolastici, alimentando un fitto confronto con le forze dell’ordine. Non ogni proposito diventa un fatto, ma ogni segnalazione contribuisce a creare preoccupazione.

Dietro una posa arrivano conseguenze reali

Dalle immagini dei disordini il racconto si è spostato su un video musicale realizzato da un gruppo di ragazzi nella piazza del proprio paese alcuni anni fa. Il Capitano Ognissanti lo ha mostrato come esempio dei materiali utilizzati anche negli incontri scolastici: un contenuto capace di attirare l’attenzione e di aprire una discussione sui richiami alla violenza, alle armi e agli stupefacenti nonché sulle inevitabili conseguenze successive.

Spiegare le regole prima della denuncia

È su questo scarto che si concentra il lavoro nelle scuole, svolto anche con il Luogotenente Alberico Dragoni. Il Capitano Ognissanti ha spiegato che una parte rilevante degli incontri serve a dare un nome giuridico a comportamenti che i ragazzi possono considerare di poco conto. Ha fatto l’esempio del denaro o della sigaretta elettronica sottratti con la forza, oppure del telefono strappato di mano. L’intenzione dichiarata di restituirlo più tardi, ha avvertito, non basta a rendere innocuo ciò che è accaduto.

Il Comandante ha insistito in particolare sul delitto di rapina e sulla necessità, per chi ne viene a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni, di riferire all’autorità giudiziaria. Ha descritto inoltre la tracciabilità degli interventi che coinvolgono i minori ed il coinvolgimento delle famiglie. Il richiamo era rivolto anche ai genitori, talvolta più concentrati sul ridimensionare la condotta del figlio che sul comprenderne la portata. Prevenire, nel suo ragionamento, significa anche chiarire queste conseguenze prima che diventino esperienza personale.

Nella lettura proposta dal Capitano Ognissanti ha avuto spazio anche l’interruzione della continuità scolastica durante il Covid. Per i ragazzi già in difficoltà, ha sostenuto, la distanza dalla scuola aveva indebolito un presidio di protezione e di relazione. A questo si erano aggiunti linguaggi e modelli diffusi attraverso i social, non sempre riconosciuti dagli adulti. L’invito era quindi a tornare ad ascoltare ciò che i giovani ascoltano e a guardare ciò che guardano.

La paura per un figlio diventa trappola

Quando l’intervento è passato alle truffe agli anziani, lo schermo ha lasciato spazio soprattutto al telefono. Ognissanti ha descritto organizzazioni nelle quali chi chiama e chi si presenta alla porta svolgono compiti distinti. Da una parte ci sono persone capaci di sostenere a lungo una conversazione ingannevole; dall’altra emissari già inviati sul territorio, pronti a raggiungere l’abitazione indicata. Il contatto può cominciare da un numero fisso trovato molto facilmente anche negli elenchi online.

La storia raccontata alla vittima è spesso quella di un figlio o di un nipote coinvolto in un incidente, per il quale sarebbe necessario consegnare immediatamente denaro o gioielli. I truffatori si presentano come carabinieri o avvocati e costruiscono un’urgenza che lascia poco spazio alla verifica. «Fanno leva sui sentimenti», ha spiegato il Capitano. Il centro dell’inganno non è soltanto la credibilità di una qualifica, ma la paura che una persona cara possa rimanere in pericolo se non si interviene subito.

Un’altra modalità descritta è quella del falso controllo sui preziosi custoditi in casa, con il pretesto di confrontarli con beni rubati in una gioielleria. Il Comandante ha distinto le due dinamiche: in una la vittima viene indotta a consegnare volontariamente i valori, nell’altra li mostra e se li vede sottrarre. La differenza riguarda anche la qualificazione del reato. Per la persona colpita, in entrambi i casi, il punto di partenza è una fiducia costruita artificialmente da chi la sta ingannando.

Isolare la vittima e guidarne le risposte

Uno dei meccanismi sui quali il Capitano Ognissanti si è soffermato è la saturazione dei canali di comunicazione. Tenere la persona al telefono, coinvolgere anche il cellulare, impedirle di confrontarsi con qualcuno: l’obiettivo è lasciarla dentro il racconto preparato dai truffatori. In alcuni casi, ha spiegato, viene avviata una videochiamata nella quale soltanto la vittima accende la telecamera. Chi dirige l’operazione può così osservare ciò che prepara e controllare la situazione nell’abitazione.

Anche l’apparente conoscenza dei nomi dei familiari è stata ricondotta ad una tecnica di conversazione. «Non c’è una grande operazione di intelligence sotto», ha precisato l’Ufficiale, spiegando che spesso sono le stesse vittime a fornire inconsapevolmente le informazioni. Basta una domanda sul figlio perché l’interlocutore pronunci un nome, poi ripreso poche battute dopo come se fosse già noto. La sicurezza con cui il truffatore parla finisce per nascondere l’origine di quelle informazioni.

Una registrazione proposta ai presenti ha reso concreto il coordinamento fra la telefonata e l’arrivo dell’emissario. Le voci continuavano a guidare la persona mentre chi era sul posto segnalava il cancello da aprire. Il Capitano ha ricordato anche una conversazione acquisita nel corso di un passato caso, nella quale veniva spiegato perché la domenica fosse meno favorevole a questi reati: nelle case potevano esserci i parenti. Un dettaglio che riportava l’intero meccanismo alla condizione cercata dai truffatori, la solitudine della vittima.

La prevenzione trova spazio nella comunità

Il confronto finale ha toccato anche gli strumenti di messaggistica e le difficoltà investigative legate alla riservatezza delle comunicazioni ed alla cancellazione dei messaggi. Era un ulteriore aspetto della distanza fra la rapidità con cui si utilizzano le tecnologie e la consapevolezza dei loro effetti. Nel percorso tracciato dal Capitano Ognissanti, tuttavia, la risposta non si era esaurita negli strumenti d’indagine. Aveva preso forma anche negli incontri scolastici, nelle segnalazioni dei genitori, nel dialogo con chi conosce quotidianamente ragazzi e anziani.

Nelle storie raccontate dal Comandante, la presenza degli altri conserva un significato molto concreto. È il genitore che riconosce un messaggio preoccupante, l’insegnante che mantiene un contatto, il familiare che può interrompere una telefonata costruita per ingannare. Fra il telefono di un ragazzo e quello di un anziano, la sicurezza torna così alla vita quotidiana delle famiglie: a ciò che riescono a vedere, alle domande che trovano il tempo di fare.

La serata ha ospitato infine la presentazione, da parte di un medico angiologo del Policlinico, di un progetto di screening vascolare gratuito in collaborazione con l’associazione Amici del Cuore. Il percorso illustrato prevede la valutazione dei fattori di rischio, una visita specialistica e, quando indicata, un’ecografia vascolare. Un ambito diverso, nel quale tornava però l’attenzione a intervenire prima delle conseguenze e a rendere accessibile la prevenzione alla popolazione.